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19 novembre 2006

Meno tasse per tutti
In fuga dalle tasse

Tratto da Dagospia (anche qui, se non lo trovate più), che a sua volta ha preso l'articolo dall'Espresso.

Vittorio Malagutti per “L’espresso” (ha collaborato Luigino
Canal)


La Montecarlo svizzera si chiama Walchwil, 3.300 abitanti in tutto, una manciata di case arrampicate sul fianco della montagna che si specchia sul lago di Zug. Strade strette, ripide e deserte. Belle ville, tanto verde e un campanile col tetto a cipolla. Tutto qui. È vero, mancano la Costa Azzurra, i palazzoni di cemento e la mondanità del Principato, ma anche questo paesino del canton Zug, 30 chilometri a sud di Zurigo, può vantare la sua quota di immigrati di lusso, col Suv d'ordinanza, l'autista e, qualche volta, anche l'elicottero aziendale. Merito del fisco, che a Walchwil è leggero, il più leggero di tutta la Confederazione. E così imprenditori e manager, svizzeri e non, comprano casa da queste parti e si mettono in coda per ottenere la residenza.

Uno che ce l'ha fatta è Sergio Marchionne. Proprio lui, l'amministratore delegato della Fiat, uomo immagine e artefice della folgorante rimonta del gruppo torinese. All'inizio di quest'anno Marchionne ha acquistato un grande appartamento con vista lago e da allora, come confermano i documenti ufficiali, 'risiede' a Walchwil. In paese lo conoscono, anche se, comprensibilmente, da quelle parti non si è fatto vedere granché.

Gli impegni di lavoro lo tengono lontano, sempre in movimento tra Torino e il resto del mondo. E poi il suo buen retiro svizzero, dove vivono la moglie Orlandina e i due figli, si trova a Blonay, vicino a Ginevra. "Residenza? Non saprei. Io mi sento un uomo in continuo spostamento", confessò Marchionne l'anno scorso a un giornale svizzero.

In effetti, l'amministratore delegato della Fiat ha cominciato a viaggiare fin da giovanissimo. Nato in Abruzzo (classe 1952), a 13 anni si trasferì in Canada con la famiglia. Parte da lì una brillante carriera approdata in Italia solo nel 2004, con la nomina al vertice del gruppo di Torino. In Svizzera, invece, Marchionne era di casa già dalla metà degli anni Novanta. Ha guidato la Algroup di Zurigo, multinazionale dell'alluminio, e poi la Sgs di Ginevra, il colosso della certificazione e controllo legato alla famiglia Agnelli. Tra tanti spostamenti, un punto fermo a Walchwil può far comodo. Eccome.

Le imposte comunali sul reddito personale sono le più basse tra i 13 municipi del canton Zug, che, a sua volta, è considerato un paradiso fiscale. Risultato: fra tasse federali e locali un contribuente che guadagna oltre 700 mila franchi all'anno (meno di 500 mila euro) riesce a cavarsela con un'aliquota del 23 per cento circa, contro il 43 per cento richiesto dall'erario italiano.

Anche i tributi sulle proprietà immobiliari sono molto bassi, i più bassi di tutta la Confederazione, secondo una ricerca della società di consulenza Wuest & partner. C'è poco da sorprendersi, allora, se gli stranieri rappresentano circa un quarto dei 3.300 residenti ufficiali di Walchwil. Di più: i 50 abitanti più ricchi valgono da soli la metà delle entrate fiscali del paese, nel 2005 pari a 13 milioni di franchi (circa 8,5 milioni di euro). La grande maggioranza di questi immigrati d'extra lusso
lavorano come top manager nelle multinazionali con base a Zurigo e dintorni, oppure, ma è più raro, sono imprenditori. Del resto l'intero canton Zug, grazie agli sconti sulle imposte, è diventato un rifugio dorato per Paperoni in fuga dalle tasse.

Nell'elenco dei residenti vip troviamo il tedesco Otto Beisheim, fondatore della catena di supermercati Metro; il ministro svizzero Christoph Blocher, leader del partito populista di destra nonché imprenditore in proprio con il gruppo Ems Chemie; la famiglia olandese Brenninkmeijer, proprietaria dei grandi magazzini C&A; Kjeld-Kirk Kristiansen, danese, socio principale della Lego, l'azienda dei mattoncini colorati; l'austriaco Gernot Langes-Swarovski, patron della famosa griffe dei cristalli. Molti di loro possono sfruttare un'altra scorciatoia fiscale. In Svizzera, infatti, nella cerchia ristretta dei super ricchi, è abbastanza diffusa la pratica del pagamento forfettario. L'imposta viene di fatto fissata con una trattativa privata tra il contribuente e l'amministrazione finanziaria, prendendo come riferimento il valore del patrimonio e dei redditi complessivi denunciati all'erario.

Tra gli altri ha percorso questa strada anche il pilota Michael Schumacher, cittadino tedesco residente nel cantone di Vaud. E Marchionne? Anche lui paga le tasse nella Confederazione? Fonti del gruppo Fiat confermano che il numero uno del gruppo torinese è "fiscalmente residente nel canton Zug". Una scelta che potrebbe rivelarsi molto vantaggiosa. Prima di tutto perché i compensi ricevuti dalla Fiat verrebbero tassati con una ritenuta del 30 per cento anziché essere inseriti nella dichiarazione dei redditi (il 730) italiana con un prelievo marginale del 43 per cento. Un bel risparmio, se si considera che nel 2005 Marchionne ha incassato, al lordo delle tasse, 2 milioni di euro come emolumenti più altri 4,6 milioni di incentivi vari.

Poi ci sono le stock option. Nel 2005 il consiglio della Fiat ha attribuito al capoazienda 10 milioni di opzioni a 6,58 euro per azione. E nei giorni scorsi è stata varata una manovra analoga: questa volta il prezzo di esercizio è di 13,37 euro per altri 10 milioni di titoli. In totale fanno 20 milioni di azioni, un pacchetto che farebbe di Marchionne uno dei soci più importanti di Fiat con una quota vicina al 2 per cento del capitale. Se invece il manager decidesse di passare alla cassa, i proventi potrebbero rivelarsi elevatissimi.

Di questi tempi, infatti, la Fiat viaggia in Borsa oltre i 15 euro. Teoricamente, quindi, l'esercizio delle stock option, che però sarà possibile solo a partire dal 2008, frutterebbe un guadagno di oltre 100 milioni. Secondo la riforma varata in estate, anche questi proventi verrebbero trattati come reddito da lavoro. Per
Marchionne però, residente in Svizzera, l'aliquota non supera il 30 per cento. Non basta. Nell'aprile 2005, con le quotazioni ai minimi, il manager che ha rilanciato la Fiat comprò 220 mila azioni del gruppo a 4,54 euro. Una scommessa vincente che oggi, in caso di vendita dei titoli, verrebbe premiata con un guadagno di oltre 2,3 milioni. La legge elvetica però esclude la tassazione dei capital gain sulle azioni quotate. E così Marchionne, 'cittadino' di Walchwil, eviterebbe le imposte su questi guadagni. Proprio come è successo l'anno scorso, quando il manager, già al timone della Fiat, ha incassato molti milioni di franchi vendendo in Borsa a Zurigo le sue azioni Sgs, frutto di ricche stock option.



Che dire? Beato lui!
L'articolo ha un'impostazione neutra, non è chiaro il motivo per cui i conti di Marchionne vengono mostrati in piazza. Per additarlo al ludibrio? Boh!
Penso che Marchionne fa bene a cercare - in modo legale - di pagare meno tasse possibile.
Se i nostri politici, invece di buttare via i nostri soldi, li amministrassero oculatamente, senz'altro anche noi potremmo pagare aliquote "svizzere".


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