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20 ottobre 2006

Consenso disinformato
Torna la tortura (non conoscono Manzoni)

Lo stalinismo negli Stati Uniti: chi l'avrebbe mai detto.

Il presidente statunitense, George W. Bush, ha promulgato il «Military Commissions Act», una legge che nega ai detenuti il diritto all'assistenza legale. Il presidente può, con l'approvazione del Congresso, detenere a tempo illimitato persone a cui non è stata formulata alcuna accusa, sospendere le norme che impediscono gli abusi più terribili, consentire processi sulla base di dicerie, autorizzare giudici a emettere condanne a morte - senza prove - sulla base di affermazioni raccolte da detenuti picchiati.

L'ex presidente, Bill Clinton, si è detto favorevole a questa legge, cioè a permettere al presidente di carica di decidere in casi specifici il ricorso alla tortura. «Supponiamo - ha detto Clinton - che sia stato catturato il vice di Osama bin Laden, che è al corrente di un attacco che avverrà entro tre giorni in Europa o negli Usa. Ora, si tratta dello scenario nel quale il presidente può avere bisogno del diritto di avvalersi della tortura per salvare delle vite innocenti».

Bill Clinton (come anche molti altri) vuole giocare al "supponiamo".
Bene, allora: giochiamo.

Supponiamo che un arabo venga arrestato in una retata. Un innocente, amico inconsapevole di un terrorista, finisce in galera.
Interrogatorio.
Poniamo che al detenuto venga formulata la seguente domanda: «Noi non faticheremo a dimostrare la tua colpa. Puoi dimostrarci tu di non aver avuto intenzioni ostili?»

Supponiamo.
Gli imputati ritirano improvvisamente, durante il processo, le deposizioni false fatte da loro in corso d'istruttoria. Ebbene? Il pubblico accusatore chiede un intervallo, senza spiegare perché. Accorrono dalla prigione i giudici istruttori e i loro aiutanti, i martellatori. Tutti gli imputati vengono portati in box separati, nuovamente percossi ben bene, con la promessa di picchiarli ancora durante l'intervallo successivo. L'intervallo finisce. Il giudice interroga nuovamente tutti, e tutti confermano le prime deposizioni.

Supponiamo.
Un amico del presidente (o - perché no - il presidente) o un pezzo grosso qualunque, invaghitosi della moglie di un subordinato, induce un prigioniero ad accusare il proprio subordinato di crimini gravi. Con la legge approvata da Bush, lo ricordo, l'accusato non può difendesi.
Il subordinato è condannato a morte.

Questi scenari, adesso, negli Stati Uniti d'America sono possibili.

Sono scenari rielaborati dal libro "Arcipelago Gulag", scritto per denunciare i crimini del comunismo nel periodo di Stalin.
È un drammatico paradosso della Storia: il comunismo, sconfitto dopo la guerra fredda, rientra dalla finestra nel mondo occidentale grazie a una legge firmata da un presidente statunitense repubblicano.

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