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17 agosto 2006

Evidence Based Medicine
I medici hanno un insano desiderio di regali

Melissa Fyfe
August 4, 2006

(Riporto la mia traduzione di questo articolo. Considerazioni in fondo)

I medici hanno un insano desiderio di regali

L’inchiesta più approfondita svolta finora sull’argomento ha rivelato che medici specialisti chiedono regali, del valore compreso tra 50 e 100.000 dollari (australiani), alle aziende.
Le richieste variano: denaro per pagare lo stipendio alle infermiere, donazioni per I propri reparti, computer, microonde, giornali specializzati, libri di testo, CD, e perfino denaro per un ricevimento di Natale.
L’Università del Nuovo Galles del Sud (Australia) ha chiesto, a 823 specialisti di tutto lo Stato, che cosa le aziende gli hanno dato e che cosa essi hanno chiesto alle aziende. Si è trovato che a quasi tutti gli specialisti sono stati offerti cibo e regali per l’ufficio, e che uno ogni due medici ha ricevuto regali personali – tra cui crociere nel porto e biglietti al teatro – così come denaro per viaggi di lavoro. Il quindici per cento ha chiesto alle industrie farmaceutiche regali, denaro, viaggi.
«I medici sono talvolta visti come le vittime innocenti, e i carnefici in questo caso è l’industria farmaceutica», dice l’autore, professore associato di etica e legge in medicina, Paul McNeill. «In realtà, è una relazione in cui tutti e due ci mettono del proprio.»
L’inchiesta, pubblicata online sull’Internal Medicine Journal di oggi, segue recenti commenti del capo della Commissione Australiana per la Concorrenza e il Consumatore, Grame Samuel, secondo cui «queste sporche vicende» sono «una spiacevole macchia sulla professionalità e il buon nome dei medici australiani».
Lo studio ha trovato che sei specialisti hanno chiesto denaro per pagare gli stipendi delle infermiere, uno ha chiesto 80.000 dollari; un altro ha chiesto una donazione di 60.000 dollari per il dipartimento, «in cambio di tempo per incontrare gli informatori [dell’azienda farmaceutica]».
Ogni anno le aziende farmaceutiche spendono milioni per cercare di convincere gli specialisti – quali esperti in tumori, patologie del sistema respiratorio e cardiocircolatorio – a prescrivere le loro medicine. La posta in gioco è elevata, poiché la prescrizione da parte di uno specialista può aggiungere un farmaco costoso alla lista della farmacia ospedaliera e procurare notevoli profitti all’azienda farmaceutica.
Lo studio ha trovato che i regali personali offerti ai medici avevano un valore fino a 40.000 dollari e includevano vino, fiori, una cena in un ristorante esclusivo, crociere nel porto, biglietti per il cinema, il circo, concerti, opera e partite. Secondo il codice etico di Medicines Australia, la principale associazione dell’industria farmaceutica, i biglietti per manifestazioni non di aggiornamento professionale sono proibiti.
Il professor McNeill ha detto che questo genere di regali, sebbene molto meno comuni che viaggi gratuiti e cibo, potrebbero essere la spia di qualche cosa di più diffuso.
Del 50 percento di specialisti chi sono stati offerti viaggi per conferenze, i due terzi hanno accettato e la maggior parte ha partecipato come spettatori, non come relatori.
Gli autori – tra cui ci sono professori di etica e di medicina dell’Università di Sidney e dell’Università di Newcastle – raccomandano nel loro rapporto la fine dei pagamenti diretti dei viaggi da parte delle aziende farmaceutiche. I fondi aziendali destinati ai viaggi dovrebbero essere erogati attraverso un gruppo indipendente, dice il rapporto.
L’Ordine Reale dei medici dell’Australasia ha recentemente aggiornato il suo codice deontologico volontario, suggerendo che i medici “prendano in considerazione con cautela” le offerte di viaggi per partecipare alle conferenze.
Un portavoce di Medicines Australia ha detto che lo studio è stato condotto prima di un miglioramento del proprio codice di condotta, aggiornato nel 2003. «Medicines Australia e l’industria farmaceutica danno il benvenuto ad ogni verifica della relazione esistente tra le aziende e i professionisti della salute», dice.
Secondo il professor McNeill, i medici si sentono in difficoltà a proposito dell’argomento e desiderano discuterlo.

Link: qui e qui.



Gli anglosassoni non nascondono la testa sotto la sabbia come facciamo noi: riconoscono un problema, lo affrontano e cercano di risolverlo.

Anche da noi il comparaggio è storia vecchia, ma non si fa nulla. Escono libri (La Mala Ricetta), si attiva la magistratura, ne parlano i giornali, ma tutto in breve tempo viene inghiottito dalla nebbia del silenzio. Nulla cambia, tutto procede come prima. «E io (cittadino, contribuente, paziente) pago…!» Quanto durerà?

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